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Steve Jobs
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"Ragazzi, fate cose un po folli"

Il discorso che Jobs ha dato in occasione della consegna della laurea da Stanford

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Voglio raccontarvi tre storie.
Io non mi sono mai laureato. Perché? Perché dopo sei mesi al costosissimo Reed College di Stanford non ero ancora riuscito a trovare un'utilità in quel che facevo. Non avevo alcuna idea di cosa volevo fare della vita e nemmeno di come il college avrebbe potuto aiutarmi a scoprirlo. Nel contempo stavo spendendo tutti i soldi che i miei genitori avevano risparmiato nel corso della loro esistenza. Presi quindi la decisione di ritirarmi dagli studi, fiducioso che me la sarei cavata comunque.


Una volta fuori, smisi di frequentare le lezioni obbligatorie, che non mi interessavano, per seguire invece quelle che mi affascinavano. Non fu affatto facile. Non disponendo di una camera universitaria, dormivo per terra nelle stanze degli amici, raccoglievo le lattine di Coca-Cola vuote per recuperare i 5 centesimi di deposito con cui poi comprarmi da mangiare. E ogni domenica sera facevo sette miglia a piedi attraverso la città per raggiungere il tempio degli Hare Khrishna dove consumare almeno un pasto decente alla settimana.


Il Reed College, all'epoca, offriva forse la miglior formazione di tutto il Paese nell'arte della calligrafia. Poiché, essendomi ritirato dagli studi, non ero obbligato a seguire le lezioni "classiche", decisi di frequentare un corso di calligrafia per imparare a scrivere bene. Imparai tutto quello che c'era da sapere sui caratteri tipografici, sulle iniziali e sulle terminali, su come debba variare lo spazio che intercorre tra una lettera e l'altra, su tutto quanto rende grande la buona tipografia.
Niente di tutto ciò aveva la benché minima speranza di trovare un'applicazione pratica nella mia vita. Ma dieci anni dopo, mentre stavamo progettando il primo computer Macintosh, tutte le cose che avevo imparato seguendo quel corso mi sono tornate in mente. E sono finite nel progetto del Mac. Era il primo computer dotato di bei caratteri tipografici. Se non avessi frequentato quel corso al college, il Macintosh non avrebbe mai avuto tutti quegli ariosi caratteri tipografici. E poiché Windows non ha fatto altro che copiare il Mac, è probabile che nessun altro computer li avrebbe avuti. Se non avessi abbandonato gli studi non avrei mai frequentato il corso di calligrafia, e i personal computer non avrebbero mai avuto i bei caratteri che hanno.


Ancora una volta, quando si guarda avanti non si riescono a vedere le cose in maniera lineare; lo si può fare solo a posteriori. Per questa ragione voi dovete aver fiducia che in qualche modo in futuro quello che fate ora avrà un senso. Ma dovete credere in qualcosa: al vostro istinto, al vostro destino, alla vita, al karma, a quello che volete voi. È un'idea, questa, che non mi ha mai tradito e ha fatto tutta la differenza nella mia vita.


La seconda storia ha a che fare con l'amore e con la perdita. Io sono stato fortunato, nel senso che ho scoperto presto cosa mi piaceva fare. Woz, cioè Steve Wozniak, e io creammo la Apple nel garage dei miei genitori quando avevo solo vent'anni. Lavorammo come matti e in dieci anni la Apple passò da noi due che lavoravamo in garage a una società da due miliardi di dollari con oltre 4mila dipendenti. Neanche un anno prima avevamo appena lanciato la nostra migliore creazione - il Macintosh - e io avevo appena compiuto trent'anni. A quel punto, fui licenziato.


Come si può essere licenziati da una società che siete stati proprio voi a creare? Ebbene, quando la Apple si ingrandì, assumemmo un tizio che io pensavo avesse i numeri per dirigere la società assieme a me, e nel corso del primo anno o giù di lì le cose filarono lisce. A un certo punto, però, la nostra visione del futuro iniziò a divergere e finimmo per litigare. Il consiglio si schierò dalla sua parte. Così, a trent'anni, fui sbattuto fuori.
Quel che era stato il centro di tutta la mia vita adulta era sparito. Sono rimasto alcuni mesi senza sapere cosa fare. Pensai persino di andarmene dalla Silicon Valley. Ma lentamente qualcosa inziò a farsi strada in me: amavo ancora quello che facevo. Ero stato rifiutato, ma ero ancora innamorato. E così decisi di ricominciare. All'epoca non me ne resi conto, ma in seguito capii che l'essere stato licenziato dalla Apple è stata la cosa migliore che poteva succedermi.
La pesantezza che si accompagnava al fatto di essere un uomo di successo era stata sostituita dalla leggerezza di essere di nuovo un debuttante, molto meno sicuro di tutto. Grazie a ciò entrai in uno dei periodi più creativi della mia vita. Nei cinque anni che seguirono, creai una società chiamata NeXT, e un'altra chiamata Pixar, e mi innamorai di una donna stupefacente che sarebbe diventata mia moglie. In seguito ci sono stati un sacco di capovolgimenti: la Apple ha comprato la NeXT, io sono tornato alla Apple, e la tecnologia che avevamo sviluppato alla NeXT è oggi al centro della rinascita di Apple. Sono praticamente certo che niente di tutto ciò sarebbe successo se io non fossi stato licenziato dalla Apple. Non c'è dubbio che la medicina fu amara, ma immagino che il paziente ne avesse bisogno.


Talvolta la vita vi dà delle mattonate sulla testa. Ma non lasciatevi prendere dalla sfiducia. Sono convinto che l'unica cosa che mi ha permesso di tirare avanti è stato il fatto di amare quel che facevo. Tocca a voi trovare quello che amate. E questo vale sia per il lavoro sia per le persone. Il lavoro che farete riempirà gran parte della vostra vita, e l'unico modo di sentirvi realizzati è fare quello che voi considerate un buon lavoro. E l'unico modo di fare un buon lavoro è amare quello che fate. Se non avete ancora trovato, continuate a cercare.
La terza storia che sto per raccontarvi ha a che fare con la morte. Quando avevo diciassette anni, lessi una citazione che diceva pressappoco così: «Se vivrai ogni giorno come fosse l'ultimo, scoprirai sicuramente che non ti sei sbagliato». La frase mi fece molta impressione, e da allora ogni mattina mi guardo allo specchio e mi chiedo: «Se oggi fosse l'ultimo giorno della mia vita, mi andrebbe di fare quel che farò?». Quando la risposta è "no" per troppi giorni di fila, so che è necessario cambiare qualcosa.


Tenere a mente che morirò presto è il mezzo migliore che ho trovato per aiutarmi nelle grandi scelte della vita. Perché quasi tutto perde valore davanti alla morte, e solo quello che resta al termine di una severa selezione è davvero importante. Ricordarsi che si muore è il modo migliore di evitare la trappola di pensare che si ha qualcosa da perdere.
Circa un anno fa mi è stato diagnosticato un cancro. Alle 7,30 della mattina mi fecero una Tac, dalla quale si vedeva chiaramente che avevo un tumore al pancreas. Io, il pancreas, non sapevo nemmeno cosa fosse. I medici mi dissero che quasi sicuramente si trattava di un tipo di cancro incurabile, e che avrei avuto tra i tre e i sei mesi di vita. Il mio medico mi consigliò di andare a casa, di mettere ordine nei miei affari. È così che si comporta un medico quando prepara il paziente a morire. Il che significa cercare di dire in pochi mesi ai propri figli tutto quello che uno pensava di dire loro nei dieci anni a venire. Significa dire addio alle persone care.


Mi sono portato dietro questa diagnosi per tutta la giornata. In serata fui sottoposto a una biopsia. Mia moglie mi ha raccontato che ai medici, quando videro le cellule al microscopio, vennero le lacrime agli occhi poiché avevano scoperto che si trattava di una forma rarissima di tumore, curabile con un intervento chirurgico. Mi hanno operato e ora sto bene.
Non sono mai stato così vicino alla morte come quella volta, e spero proprio che sarà anche l'unica per qualche decennio. Avendo vissuto un'esperienza del genere, ora sono in grado di parlarvi con più certezze di prima, di quando la morte era un concetto utile ma puramente intellettuale.
Nessuno vuole morire. Anche le persone che credono nel Paradiso non vogliono morire per andarci. E tuttavia la morte è la meta verso la quale ci dirigiamo tutti. Il vostro tempo è limitato, non sprecatelo vivendo la vita di qualcun altro. Non vivete fidandovi dei risultati del pensiero di altri. Abbiate il coraggio di seguire il vostro cuore e il vostro intuito. Sono loro che sanno davvero cosa volete diventare. Tutto il resto è secondario.


Quando ero giovane, esisteva una rivista incredibile dal titolo «The Whole Earth Catalog», che è stata una delle bibbie della mia generazione. Era stata creata non lontano da qui, a Menlo Park, da un tizio che si chiamava Stewart Brand. Era una sorta di Google di carta: era idealistica e straripava di lavoro ben fatto e di grandi idee. Stewart e il suo staff fecero uscire parecchi numeri di «The Whole Earth Catalog», ma poi la cosa fece il suo tempo, e si arrivò all'ultimo numero. Eravamo a metà degli anni Settanta e io avevo la vostra età.
Sul retro dell'ultimo numero c'era la fotografia di una strada di campagna di primo mattino, il genere di strada in cui ti vedi fare l'autostop. Sotto c'era scritto: «Non smettete di desiderare. Non abbiate paura di fare cose insensate». È stato il messaggio d'addio della redazione. Non smettete di desiderare. Non abbiate paura di fare cose insensate. È quello che ho sempre fatto io. E adesso, poiché voi siete all'inizio, vorrei che lo faceste voi. Non smettete di desiderare. Non abbiate paura di fare cose insensate.

 
 

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